Pensionati in Stage

10ott08

Gli italiani vanno via di casa, esattamente quando abbandonano il loro lavoro. Da morti.

Ed è per questo che questo sistema fa fatica a crescere, salire, ramificarsi in strutture fresche e meritocratiche, proprio perchè fermamente salde nella credenza che non esista merito maggiore del tempo speso sulla sedia della propria scrivania. Più anni hai alle spalle nello stesso posto e più sei pagato. Quando qualcuno cambia sistema, si parla di tangenti.

Ma non è l’unica ragione.Se da una parte la gerontocrazia divora tutti i nuovi arrivati, dall’altra Università pubbliche e private sfornano neolaureati ultraquarantenni.

Per anni ci hanno detto che il lavoro viene prima di tutto, che devi tenerti quello che hai più tempo che puoi, che devi pensare alle tue tasche e che se cambi lo fai solo per uno stipendio migliore. A me lo hanno detto. A me lo hanno detto quasi tutti i giorni.

Col tempo quel carillon è diventato sottofondo, leggenda e poi certezza. E non esistono certezze peggiori di quelle sbagliate. Nel frattempo, ho trovato lavoro, ed insieme a me lo hanno trovato tutti quelli che parlavano di se in formato doc o pdf. E da li, è partito tutto.

Oggi leggo sondaggi, critiche, lamentele dei nuovi lavoratori che sono oggetto di riflessione, in un momento in cui il lavoro te lo dovrai inventare, ma l’assenza di entusiasmo e di umiltà che scopro nei nuovi arrivati sembra spiegare il declino culturale e professionale della razza dei lamentosi. E non si tratta di’inesperienza, tempo a disposizione o esigenze particolari, ma bensì di presunzione e arrivismo, che sembrano patrimoni inamovibili di una generazione allattata da tronisti e isolani. Non appena sbucano i primi dentini, nei new worker si fa strada la convinzione che dovranno divorare tutto e tutti, tranne pane duro. La nessunvoglia di sacrificio e dedizione è ormai patrimonio genetico.

Così in tanti hanno rifatto la sacca senza chiedersi nulla, avendo in mente solo la propria ragione, quella della mamma, del papà, della nonna, della zia, dello zio e del trafiletto allarmista letto sulla metro. Tutti con la stessa storia. Quella dell’amico che ce l’ha fatta.

Intanto però i numeri non cambiano, e questo paese invecchia.



One Response to “Pensionati in Stage”

  1. 1 sushicat

    E questo va lavato a 90°, altro che delicati!


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